Predicazioni e riflessioni bibliche
“L’amore di Dio e l’amore fraterno”
1 Giovanni 4,7-12
Il testo che è proposto alla nostra attenzione in quest’ultima domenica di agosto, la prima dopo un Sinodo valdese molto monitorato dai giornali, consiste in una esortazione molto circostanziata anche in altre parti della lettera. E qui ci viene spiegato che cos’è l’amore di Dio e quali conseguenze questo amore porti nella vita di ogni singolo credente.
E’ risaputo anche che l' affermazione "Dio è amore", che si trova ripetuta anche nei versetti successivi ai nostri, riassume in sé il contenuto di tutto l' Evangelo, è il centro della rivelazione neotestamentaria ed è anche il centro dei nostri versetti.
Normalmente tutti questi testi sull’amore, sull’agape, (va ricordato anche il tredicesimo capitolo della prima lettera ai Corinzi, naturalmente) nel Nuovo Testamento sono molto conosciuti, sono testi che ritornano periodicamente e con frequenza nelle riflessioni, nei sermoni e nelle preghiere della Chiesa.
Tuttavia, se questi testi sono conosciuti sono poi anche messi in pratica? Sono sempre e veramente utilizzati come criterio per “dare la linea” della vita della chiesa, della vita personale, sono sempre il criterio che fonda ed ispira le dichiarazioni ufficiali degli organi ecclesiastici e poi anche le azioni dei singoli?
Questo testo, insieme agli altri dello stesso tenore, sono effettivamente “edificanti”, belli, commoventi, ma anche terribilmente stupefacenti provocatori e tanto è vero che spesso sono accettati come se fossero rivolti ad altri, non a me, non alla mia comunità, per esempio, ma ad un’altra. Il motivo di tutto questo è legato al fatto che questo amore che ha Dio per gli esseri umani, addirittura questo amore per chi lo tradisce continuamente, è veramente incomprensibile, nella sua unilateralità, nella sua imbarazzante semplicità.
Difatti l’amore di Dio per l'umanità è qualcosa di inaudito perché è dato senza condizioni, nella più assoluta libertà e gratuità. Chi l’ha mai vista una cosa così, oggi? E nel primo secolo dopo Cristo chi l’aveva mai visto un dio così? E ancora, quante volte siamo sorpresi dalla mancanza di amore che si esprime nella società, nei rapporti sociali, ma anche in quelli personali e dentro le famiglie, tutte le famiglie, in ogni tipo di famiglia! Anche dove ci si dichiara perfetti credenti!
Sarà pure così, però “Dio è amore”, l’amore è l’essenza di Dio. Ma l’amore non è l’essenza dell’essere umano. Ci proviamo e ogni tanto ce la facciamo, ma poi…
Non posso esimermi dall’accennare al fatto che in questi ultimi giorni, prima, durante e certamente a lungo dopo il Sinodo, si è parlato di tante cose, che riguardano l’etica personale, soprattutto quella!, si è parlato di relazioni affettive, omoaffettive, e si è parlato di amore, non solo di accoglienza verso il diverso ma di amore, dato da Dio e ricevuto come un dono dagli esseri umani, chiunque essi siano.
Qualche volta anche nella Chiesa, anche nei Sinodi, in fondo si rischia di disquisire sulle regole, su comandamenti divini o presunti tali, sulla prassi e infine, ben inteso, anche sulle relazioni umane, dimenticando che ciò che tiene insieme le persone e le leggi della chiesa è l’affettività, è l’amore, è il desiderio, addirittura la necessità di condividere, di comunicare, è tutto quello di cui si parla nella Bibbia.
Non so se il dibattito sinodale abbia permesso o permetterà ai membri delle chiese valdesi e metodiste di avere idee più chiare sulla questione della benedizione dei matrimoni tra persone omosessuali. Non so in che modo reagiranno altre chiese: i mass media hanno giocato su titoli da scoop e certamente il rischio è che per diversi motivi le opinioni si radicalizzino e i conflitti si acuiscano e non si riesca a tenere una linea di ascolto, di scambio, di condivisione. Certo c’è di mezzo la Parola di Dio che alcuni sacralizzano e rendono intoccabile come i musulmani fanno con il Corano, ma c’è anche il significato di “benedizione”. Cos’è una benedizione, chi benedice, chi riceve benedizioni?
Tornando al nostro brano notiamo che esso comincia con un “carissimi” che la dice lunga sulla considerazione che l’autore ha dei destinatari del suo scritto. Spesso si dice “carissimo/a/i” in modo formale, è una formula che crea confidenzialità e vicinanza. Spesso i pastori iniziano il loro sermone con “Cari fratelli e care sorelle”, un modo per rendere chiaro il fatto che qui riunita è una comunità, un insieme di persone che in parte non si conoscono nemmeno, ma che si sentono in comunione tra loro solo perché sono venute qui invitate, spinte, dalla stessa ricerca, dalla stessa fede, dalla stessa disponibilità all’ascolto di una Parola che non è quella del pastore, ma è quella del Signore. Così erano le comunità apostoliche, tra loro molto diverse, alcune anche percorse da tensioni e conflitti.
“Carissimi, amiamoci gli uni gli altri perché l’amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio”. L’amore è l’essenza fondamentale di Dio, dovrebbe essere l’ingrediente principale delle relazioni umane, in particolare dei credenti che hanno accettato Cristo, il massimo dono che Dio ha fatto all’umanità. E questa frase la troviamo all’inizio e alla fine di questo breve paragrafo. In poche righe il concetto viene ribadito. Significa non solo che è un concetto importante, ma che è il più importante, quello da cui è necessario passare per essere fedeli fino in fondo al messaggio evangelico.
Dio ci ha amati, Dio ci ama. Dio è amore. Dunque noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Non dobbiamo solo accoglierci gli uni gli altri, dobbiamo amarci, nell’amore le nostre differenze, le nostre spigolosità e i nostri sospetti svaniscono. Ma è difficile.
Non voglio essere banale, ma è chiaro che intorno a noi, nel mondo, nella società, anche nella comunità in qualche misura, c’è chi ama molto Dio ma non coltiva particolare interesse per il prossimo. E viceversa c’è chi dà la sua vita per gli altri e non ha interesse per un rapporto con Dio, nel senso che non esplicita una sensibilità spirituale specifica. Da che parte sta Dio?
Indubbiamente da entrambe e allora chi ha ricevuto il Signore Gesù Cristo come suo Salvatore, chi ha ricevuto la sua Parola che rende liberi da ogni schematismo, da ogni potere esterno, da ogni compromesso con il comune pensare, da ogni pressione, deve fare un cammino di crescita che è anche un cammino di conversione, nel senso che da quell’amore totale donato dal Signore per grazia, cioè gratuitamente, cioè dall’amore in Cristo nasce sì l’amore verso Dio ma anche e in modo sorprendente l’amore verso il prossimo.
Per ognuno ed ognuna di noi diventa fondamentale comprendere questa novità, questa relazione privilegiata con Dio: noi possiamo amare veramente soltanto dopo aver ricevuto l’amore di Dio, solo dopo aver ricevuto Cristo, solo dopo aver accettato Cristo. A quel punto il nostro amore è la risposta al Suo, e infatti più avanti, al versetto 21 il brano termina proprio con una forte esortazione, che sembra ineluttabile: "chi ama Dio ami anche il fratello". Non può che essere così, è un imperativo assoluto. Perché se Dio ama anche il mio fratello oltre che me, quale scandalo sarebbe se non amassi anch’io questo mio fratello?
E tutto questo è una benedizione.
Mi pare che il versetto 12 del nostro brano aggiunga un concetto che in qualche modo riordina la nostra riflessione. Se ci amiamo gli uni gli altri allora Dio rimane in noi. Nessuno di noi ha mai visto Dio, ma Dio rimane in noi, abita in noi: dunque è questa la prima preoccupazione del credente, non altre, la comunione con Dio. I credenti devono dunque agire, pensare, condividere su basi il cui fondamento è l’amore dato e ricevuto, allora anche la nostra riflessione sull’etica prenderà una dimensione credibile, libera dalla ricerca ad ogni costo di avere ragione sull’altro.
Le compassioni di Dio sono inesauribili, l’amore di Dio è inesauribile e per questo la chiesa deve continuare a sperare, a spendersi, a investire risorse nell’annuncio e nella testimonianza attiva, a sua volta inesauribile.
L’amore di Dio è inesauribile e non dipende dal nostro amore per lui. E’ un dono della sua grazia. E’ una benedizione, ecco, questo amore è una benedizione e la benedizione viene da Dio per ogni creatura, per tutte le creature, senza distinzioni e separazioni discriminanti.
Amen
Predicazione del Pastore Franco Tagliero
Torino 29 agosto 2010 - Tempio valdese di corso Vittorio Emanuele II 23