L'evento della morte viene vissuto, nel nostro tempo, sempre più come una questione medica e sempre meno come un fatto naturale.
La medicina ci dà infatti la possibilità di prolungare indefinitamente l'esistenza di molti malati, così dalla paura della morte apparente, ampiamente diffusa nelle epoche passate, si è passati al timore della vita apparente: la vita di pazienti che, come nel caso di Eluana Englaro, sono biologicamente vivi, ma 'prigionieri' di un'esistenza che si stenta a definire umana, in quanto priva di quella qualità della vita che è anche pensiero, affetti, relazione.
Ma se non è più la natura a decidere della nostra morte, la questione etica fondamentale diventa: chi può o deve farlo? Il medico? Il paziente? La famiglia? Le chiese?
Il testamento biologico attesta la volontà personale circa eventuali trattamenti futuri, indicando anticipatamente ai medici i limiti del loro intervento qualora il paziente non fosse più in grado di farlo, difendendo così la sua libertà personale dal potere della tecnica.
La scienza e la pratica medica possono offrire un contributo fondamentale all'autodeterminazione del paziente: libertà di cura è sempre, contestualmente, libertà di rifiutare la cura, che è un diritto costituzionalmente garantito. Il testamento biologico pertanto non è uno strumento del paziente "contro" il medico, ma garantisce il rispetto dell'alleanza terapeutica curante – curato che sempre deve fare da cornice alla cura.
Ma perché una confessione cristiana dice 'sì' all'approvazione di una legge sul testamento biologico, che garantisca sul serio l'autodeterminazione dei cittadini?
CALENDARIO DELLA RACCOLTA DEI
TESTAMENTI BIOLOGICI
Domenica 28 aprile ore 9,30 - 12 – corso Vittorio Emanuele II, 23
Domenica 12 maggio ore 9,30 - 12 – corso Vittorio Emanuele II, 23
Domenica 2 giugno ore 9,30 - 12 – corso Vittorio Emanuele II, 23